top of page
franco dima 001.jpg

Le poesie di Franco Dima

Nato a Cosenza (CS), il 10/01/1963. Si Laurea in Architettura presso l’Università Federico II di Napoli, ed è proprio nella città partenopea che oltre a frequentare la propria facoltà, frequenta ambienti artistici della stessa città. Per lunghissimo tempo non sente la necessità del disegno probabilmente l’ambiente dove vive, non lo stimola abbastanza come la città Partenopea che ama molto. Si accosta nuovamente alla nobile arte della pittura (specialmente la tecnica dell’acquerello) dopo quasi 25 anni. I suoi lavori si trovano comunque in numerose collezioni private.

franco dima 005.jpg

PER IL CAMMINO

 

 Camminai per strade

  sinuose e strette,

 navigai per mari

 burrascosi e grassi,

 andai per limosi fiumi agresti,

  per boschi spaventosi e bui.

 Per il cammino trovai solo lei,

 montagna di neve appena caduta

 che all’ombra gelosamente custodisco.

 CHIAVE DELL'ANIMA

 

 Al furfante del mio cuore dono,

 sospiri e sbruffi,

 al furbo sguardo dei miei occhi

 infiniti cieli,

 alla mia anima la chiave dono

 per aprire le porte del tuo cuore.

ECCOLA

 

Eccola,

luminosa  come non mai,

risplende  di perfezione divina

come tanti anni fa. 

Gli occhi belli se ti fissano, 

le labbra dolci se ti baciano; 

quanta dolcezza in quella creatura. 

Collo alto e maestoso 

 come le piume del pavone in amore, 

abbondante e chiaro il petto suo, 

capelli neri come le piume del corvo, 

dolcissima come sempre tu sei.

L’UMILE FRATE

 

Umile fra gli umili,

di fede era colma casa sua,

aveva due  lustri e più, per voto

l’abito vestì di francescano

l’anno dopo eremita  diventò.

Di miracoli ne è piena la Calabria,

solo Ferrante[1] per i prodigi

arrestarlo volle,

ma il frate  invisibile[2] diventò.

La fama del frate in Francia dilagò,

al prospetto del  Re Luigi[3] fu portato,

per aver del frate guarigione.

Era il 15 del primo mese[4] dell’anno[5],

una voce in Paradiso lo chiamò,

quel Venerdì il frate su di una croce  si adagiò,

chinò il capo e rese a Dio  l’anima.

Era  il 2 Aprile 1507

 

[1] D’Aragona

[2] Divento invisibile alle guardie mentre pregava

[3] Luigi XI Re di Francia

[4] Gennaio

[5] 1507

ANTICO BORGO

 

Cammino ormai stanco degli anni miei,

per i vicoli stretti del borgo antico,

tornano pensieri di un remoto passato.

Silenziose e agreste son le viuzze,

silenziose  sono  le diroccate case,

illuminate  da fioca luce di vecchi lampioni.

Solo immaginare nel borgo antico posso,

le gride gioiose di bimbi e non solo,

odori e sapori di passate stagioni,

dimenticati, ormai è da molti lustri.

Mentre cammino guardo lassù,

silenziose  le nuvole danzano cullate dal vento,

silenzioso tutto è nell’antico borgo

TORNO A CASA MIA

 Torno a casa mia,

 quando il sole va a dormire,

 quando più non sento il soffio del maestrale,

 quando il canto dell’usignolo più non sento.

 Torno a casa mia;

 fra le serpeggianti vie,

 orlate di opunzie e fichi d’india

 torna a casa mia.

 Quando torno fra le  braccia della madre mia,

 fra le carezze del padre mio,

 torno a casa mia.

 Quando ogni volta il pensiero mio vola da mio figlio,

 torno a casa mia,

 quando ogni volta che il giorno muore

 torno a casa mia.

NON RAMMENTO

 

Son brutto e puzzolento,

 anni sono che non mi specchio,

 non più ricordo la mia faccia.

 Vivo una vita che non ho scelto,

 non rammento d’aver mai pensato,

 che il giardino diventasse il mio salotto,

 la panchina di legno marcio il mio lettino,

 la pallida e bianca luna la mia bajur,

 un cartone la mia copertà.

 Quanti anni or sono…..

 non ricordo se ho mai avuto una famiglia,

 mai nessuno mi chiamò papà,

 nessuno mi chiama più per nome.

 Per tutti, io nessuno son diventato.

PIANTO

 
Amo questo posto dove tu sepolto sei,

 fra ceri che illuminano quando il cielo si scolora,

 fra antichi cipressi e tumuli senza nome,

 fra pietre che sentirono le gride di mille madri,

 il silenzioso pianto di mille padri.

 Passo e ripasso fra i vicoli stretti di questo sacro luogo,

 tutto tace, solo il canto dei passi miei sento.

 Ecco sopraggiunta la sera, tutto si colora di nero

 tutto diventa lugubre e sinistro,

 ancora, ancora e poi ancora ti accarezzo come sempre,

 da quattro lustri.

 INSIEME

 

Siediti con me ai bordi del nuovo giorno,

guardiamo insieme il miracolo del sole,

del sole, il caldo delle stagioni.

Siediti con me ai bordi della notte,

guardiamo insieme il miracolo della notte,

della notte, il scintillio delle stelle.

Siediti con me ai bordi del torrente,

per noi canteranno le acque tumultuose,

dell’acqua insieme ci disseteremo.

Siediti con me ai bordi del bosco,

per noi canterà, il vento,

quel vento, che spazzerà via, il mio ed il pensiero tuo.

Siediti con me ai bordi del silenzio,

ascolta, ascolta,

attentamente ascolta, più di prima Dio ci parlerà ancora.

GLI INVISIBILI

 

Nella buia e fredda notte cercano un po’ d'affetto

 mani gelide senza un tetto.

 Vagano nascosti tra la gente che pare non accorgersi di niente.

 Addosso stracci penzolanti e scarpe troppo grandi.

 Occhi stanchi guardano la vita passargli davanti,

 rassegnati a ricevere solo avanzi....

 Invocano e pregano il loro Dio affinché  venga a portarli via.

 Ricchi benestanti guardano e passano avanti.

 Piccole mano bianche stringono mani nere e stanche.

 Accarezzano i visi tristi di giorni felici, mai visti.

 Ascoltano storie di vite differenti,

 di giornate normali e felici momenti, cancellati da tristi eventi.

 Ricevono un malinconico

 sorriso che gli pulisce il viso.

 Piccoli uomini non passano avanti,

 urlano al mondo:

 “Fermatevi un momento uomini indifferenti!!!”

A MIO FIGLIO

 
Bevesti latte di cui il sapor ignoravi,

ascoltando sconosciute musiche,

era lo sconosciuto amore ricco di due genitori.

Sogno. Sogno perché altro non sei che un bimbo in viaggio,

lontano dalla ferma terra.

La bocca mia muta sarà, un canto senza musica il mio.

Perdonaci se solo di amor ti abbiam parlato.

MADRE MIA

 

Per ogni istante

che lentamente scorre

regalami un sorriso.

Per ogni triste momento

stammi accanto, cullami ancora come una volta.

Per ogni caduta non esitare, prendimi fra le tue braccia

e donami un guizzo di forza.

Ogni secondo ricordati di me,

perché con immenso amore io ti ricorderò.

AL MIO PAPA'

 

Amico, fedele compagno,

maestro di vita tu fosti,

grande di cuore sei stato,

amico di tutti,

nelle quattro stagioni e giorno e notte.

Al capezzale dell’amico morente tu stavi,

o dell’anemico figlio in ospedale.

Morbosamente ti voglio bene papà.

LA MIA ROSA

Ero perso in immensi deserti, 

nell’immensità dell’azzurro cielo, 

tutto appariva uguale, 

tutto era inutile e tedioso.

Poi, trovai una rosa, semplice e bella,

un fiore che ho protetto con amore,

con amore mi inebrio del suo profumo.

PERCHE’ LO FACCIO

 

Dipingo perchè amo la luce, ma non solo, anche il buio.

Amo, il suono d’ogni cosa, ma non solo, anche il silenzio.

Amo la gente tutta, ma non solo, anche la solitudine,

amo il giovane quanto il vecchio, come me stesso,

il grasso quanto il magro, il bello quanto il brutto.

Amo la vita e le sue sfumature, non dispero per la morte.

Vivo la vita che amo, nella società che odio,

nella speranza che il domani mi doni la felicità che merito.

Tutto questo non basta ed ecco che,

immancabilmente   mi accoglie fra le braccia sua,

la solitudine interiore, compagna gentile di cupi presentimenti.

Amo la pittura perché, con essa luoghi sconosciuti trovo,

capace di placare l’anima ed il cuor mio.

Cerco un altro mondo, fuggo dal mio,

un dolce, malinconico dolore vive nei quadri miei,

e nel dolore di esso che riconosco me stesso.

LA CROCE

 

Sulla collina 3 croci,
il vento  rantola come un bue agonizzante,
rotolano per terra sterpaglie e rovi,
tutto è lugubre e sinistro,
muta dal dolore la madre sofferente,
muti gli astanti increduli
solo l’affannoso respiro di Dio sento,
il dolce suono dell’uomo in croce,
incurante del lacerato corpo,
traboccante di sangue e di perdono.
Ecco, il ciel diventare più nero,
il vento rumoroso più che mai, 
nascondere vorrebbe, il grido ultimo di Dio.
Cade ad un battente ritmo la fredda pioggia
di tuoni e lampi accompagnata.
Ai piedi del legno, di rosso la terra si colora,
come la tunica ed i piedi di Maria. 
Gli astanti silenziosi si disperdono,
i carnefici sazi si compiacciono,
la crudeltà non basta……..
alla madre il corpo diedero, del figlio morto.

bottom of page