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Giuseppe Dima è nato il 26.03.52 a Luzzi (Cosenza) dove vive ed opera.

Ha frequentato l’Istituto d’Arte e conseguito le abilitazioni all’insegnamento di “Disegno e Storia dell’Arte” nelle scuole superiori ed “Educazione Artistica” nelle scuole medie.

Ha insegnato in diverse scuole delle province di Cosenza e Crotone. Ha insegnato, altresì, a Roma e Firenze, dove ha frequentato gli studi dei grandi maestri Pietro Annigoni, Riccardo Tommasi Ferroni, e gli artisti della loro cerchia.

A Roma ha conosciuto lo scrittore, giornalista e pittore calabrese, Raoul Maria De Angelis e frequentato la “Scuola Libera del Nudo” diretta dal Maestro Giulio Turcato, presso l’Accademia di Belle Arti.

Attraverso tali frequentazioni, insieme allo studio diretto dal vero, e delle opere dell’antichità, ha potuto affinare la sua tecnica pittorica.

Nei dipinti di questo periodo (anni 80), è chiaro l’intento dell’artista di operare una sintesi tra dato reale e dimensione ideale.

Negli anni successivi (anni 90), studia le opere dei grandi artisti dell’Ottocento e del Novecento, e la sua produzione artistica, risentendo di queste contaminazioni, è caratterizzata, in parte, da una più rude ed istintiva forza espressiva del colore e delle forme. In genere però, traspare sempre un estremo controllo degli elementi formali (composizione, colore, luce, forma, spazio), di matrice classica.

Dal 2000 ad oggi (2018) le opere rivelano una ricerca volta alla scomposizione e ricostruzione delle forme. Spesso le varie zone di colore sono divise nettamente sulla base di una chiara trama geometrica portante. E’ sempre evidente, dunque, una naturale aspirazione verso un ideale di bellezza legato alla grande tradizione italiana, di equilibrio, di armonia e di sintesi.

I soggetti trattati sono molteplici: natura morta, ritratto, gruppi di figure, nudo, paesaggio, cavalli e cavalieri, rivisitazione di opere di grandi artisti del passato, oltre a temi sacri e d’impegno sociale.

In genere l’artista si ispira a forme riprese direttamente dal vero, oppure crea composizioni di pura invenzione.

Ha esposto in gallerie d’arte e luoghi pubblici e le sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche.

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Il M° Giuseppe Dima è un pittore calabrese contemporaneo che vive e opera nel piccolo borgo di Luzzi in provincia di Cosenza. Il pittore G. D. ha insegnato in diverse scuole a Cosenza, Crotone, Roma e Firenze. Ha frequentato gli studi dei grandi maestri Pietro Annigoni, Riccardo Tommasi Ferroni e di altri artisti della loro cerchia. La produzione del pittore calabrese degli anni ’80 è caratterizza da una ricerca di sintesi tra stato reale e dimensione ideale. Negli anni ’90 produce opere che rivelano una più rude ed istintiva forza espressiva del colore e delle forme. Negli anni 2000 le opere sono segnate da una ricerca volta alla scomposizione e ricostruzione delle forme. In quest’ultima fase il Dima si avvicina a George Braque, infatti realizza figure e oggetti smembrati con sfaccettature create dallo spezzettarsi dei piani entrando di fatto nel cosiddetto Cubismo Analitico.

Filippo GIORNO

Autoritratto con toga - 80.JPG
Vecchi seduti su una panchina.JPG
Il pianista.JPG

PAESE MIO

 

Testo: Salvatore Corchiola

Musica e voce: Giuseppe Dima

Arrangiamenti: Mario Spinelli

Dipinti: Giuseppe Dima

PAESE MIO

A sera,

nel tempo del silenzio

ti guardo e ti ascolto.

 

Su di un colle adagiato,

le case affacciate

a strade e vicoli quieti

dove io riconosco i passi.

 

Paese mio,

lento e sognante

di cari affetti e sospirosi accenti

al nome tuo mi rivedo:

e tutto di te mi ritorna alla mente.

 

Da lontano riscopro i tuoi canti

E i falò nelle sere di stelle

Le voci umili delle tue fontane

Il tempo segnato dal campanile.

A strade e vicoli quieti

Dove io riconosco i passi!

 

Paese mio,

lento e sognante

di cari affetti e sospirosi accenti

al nome tuo mi rivedo:

e tutto di te mi ritorna alla mente.

 

Paese mio,

lento e sognante

di cari affetti e sospirosi accenti

al nome tuo mi rivedo:

e tutto di te mi ritorna alla mente:

 

Il profumo delle rose

Gli orti e i campi,

e una grande nostalgia

mi prende il cuore.

Padova, caffè Pedrocchi, 1982

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