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Raffaele Pincitore Artista

Raffaele Pincitore

(Testo tratto da “Il Veltro di Sambucina” gen.feb. 1997)

di Cecilia Pincitore

 

     Raffaele Pincitore nasce a Luzzi il 23 marzo 1915 da Nicola e Rosanna Andreotta. Terzo figlio dopo due sorelle, Gerardina e Cecilia. Non conobbe mai il padre che morì in guerra quando egli aveva appena sei mesi.

La madre, donna energica e coraggiosa, portò avanti la famiglia gestendo una rivendita di tabacchi e consentendo ai figli di studiare e conseguire un diploma. Furono quelli anni difficili. Poco disposto a seguire facili percorsi, Raffaele anelava a realizzare le sue aspirazioni, che lo poetavano fuori dal paese natale e che incidevano sulla già fragile situazione economica familiare. Ma in questo fu sorretto ed incoraggiato dalla madre e dal suo grande e paterno amico don Nicola Arena alla cui scuola morale si formò sin da giovanissimo.

Seguendo così la sua vocazione artistica manifestatasi sin dalla giovinezza, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti e Reale Liceo Artistico di Napoli dove conseguì nel 1936 il diploma di maturità.

Si iscrisse alla facoltà di Architettura di Roma dove per due anni si recò con sistematicità per sostenere gli esami, ma, spinto da necessità economiche, cominciò ad insegnare accettando incarichi a Nicastro, Foggia, Reggio Calabria, Castrovillari ed infine a Cosenza dove si stabilì definitivamente.

Nel 1957 partecipò al Concorso a Cattedra indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione per conseguire l’abilitazione all’insegnamento nella Scuola Media.

Nell’insegnamento egli profuse le sue grandi doti culturali e di umanità ed infatti fu molto amato e stimato da colleghi ed alunni.

Sposò il 5 dicembre 1945 Adriana Fusaro, dalla quale ebbe quattro figlie che amò di una tenerezza particolare quasi presagendo in qualche modo una fine immatura, perché affetto da una patologia cardiaca di origine reumatica oggi quasi del tutto scomparsa ma all’epoca fatale.

Sin da giovanissimo comunque coltivò le sue due grandi passioni, la pittura e la letteratura, immergendosi nella lettura dei grandi Autori del passato e dei contemporanei, frequentando diversi cenacoli culturali locali e scrivendo articoli di varia natura (cronache, recensioni e racconti) su molti giornali locali.

Contemporaneamente si dedicò alla pittura partecipando con il Prof. Emilio Iuso al restauro di alcune chiese della Provincia di Cosenza, come il Santuario di Santa Maria delle Armi (…) e il Tempio dell’Immacolata Concezione di Luzzi.

Dipinge, inoltre, tele in cui si evidenzia la sua particolare attenzione per gli uomini sofferenti e gli emarginati, temi questi che si ripropongono con grande sensibilità nei racconti scritti a partire dal 1933, pubblicati sulla terza pagina de “Il Giornale d’Italia”, quotidiano con cui collaborò dal 1954.

Questa collaborazione viene così sottolineata da Pasquale Bianconi, amico e collega foggiano, in un articolo pubblicato sul Corriere Cosentino del 24 ottobre 1954, essendo entrato a far parte del… “ben coltivato giardino letterario della terza pagina de “Il Giornale d’Italia”, accanto a firme illustri”. Nel corso dell’articolo delinea anche la personalità dello scrittore e dei suoi personaggi: “Egli affonda la sua fantasia ed i suoi sentimenti, con un umorismo fine ed arguto nel mondo verista che gli era proprio quand’era fanciullo, o nel mondo attuale, guardando tuttavia attraverso lo stesso palpito e la stessa incantata innocenza di quando era monello: e perciò hanno le sue composizioni qualcosa di magico che ti prende e ti affascina, riportandoti poi ad una conclusione moralistica che insegna e disciplina lo spirito.

I suoi personaggi sono personaggi semplici e proverbiali: personaggi di un mondo antico e tuttavia attuale che nella fantasia dello scrittore ridiventano per miracolo fanciullo, assurgono spesso a personaggi mitici apparentemente infallibili ed inflessibili pronti invece a rivelare la propria innata debolezza ed inutilità al menomo urto con la realtà è umile ed usuale delle cose”.

Nel 1952 partecipò al Concorso Nazionale Letterario bandito con l’autorizzazione del competente Ministero a cura dell’Editore Gastaldi di Milano dove viene “segnalato”.

Uomo di grandissima e vasta cultura, ma soprattutto sensibile ed onesto, fu molto stimato ed amato non solo dai familiari, ma anche dai moltissimi amici che ebbero la fortuna di conoscerlo e che ancora oggi ne coltivano il ricordo.

 Nel maggio 1958 pubblicò con la Casa Editrice F. Cappelli il suo primo romanzo “Nessuno sa più amare”.

Morì il 28 febbraio 1961 senza riuscire a realizzare il suo progetto di trasferirsi a Roma dove avrebbe avuto più stretti e proficui rapporti con le casi editrici con cui era già in contatto per poter pubblicare molti altri scritti, romanzi e novelle, rimasti inediti.

Raffaele Pincitore Artista

     Raffaele Pincitore ha guardato con interesse alla pittura impressionista francese, traendo da essa ispirazione e motivo sufficiente e valido per i suoi quadri che dipinse numerosi, se rapportati alle altre sue occupazioni di lavoro e alle condizioni di salute ed anche alla brevità del suo arco vitale. Ha spaziato fra il paesaggio, il ritratto e la libera composizione dei soggetti da lui preferiti (vedi il quadro “Giocatori di carte”).

     I ritratti più noti sono quelle del suocero, Enrico Fusaro, dei Presidi Giovanni Giallombardo e Francesco Bruno, del Prof. Campisani ed altri ancora. Fra le composizioni ricordiamo quella della “Carrozzella del vetturino”, la “Processione notturna al mare” con le vedove in lutto, ecc.

     Dei paesaggi vanno citati quelli di aperta campagna dell’agro di Valle Crati e quelli che ritraggono aspetti storici della città di Cosenza antica.

     Sul mio ritratto ad olio su tela, preceduto da disegno a matita dallo stesso soggetto, l’autore volle apporre sul retro, a grossi caratteri eseguiti con il pennello, la scritta “A Ugo Campisani artista sensibile con affetto fraterno R. Pincitore. CS. 20.10.1958.

     I quadri presenti in casa Pincitore di Piazza S. Teresa in Cosenza, rappresentano i soggetti qui indicati:

  1. “Autoritratto”, visto frontalmente con il pennello in mano e tavolozza, firmato in rosso.

  2. “Maternità”, donna opulenta dal volto dolce ed espressivo, incorniciato da folta e riccioluta chioma corvina che, con tenerezza materna, allatta e guarda il pargolo tenuto in grembo con mani salde e vigorose.

  3. “Composizione”. Un gruppo di otto riccioluti ragazzi, seduti su una lunga panca (alcuni con il bastone in mano) assume atteggiamenti ed espressioni diverse. Si tratta di un disegno a tratteggio, datato e firmato 1945.

  4. “Composizione” disegnata che mi piace individuare col titolo “Pane, vino e …fantasia”. Due figure, un anziano lavoratore e un ragazzo, siedono attorno ad una panca, sul cui piano grezzo è steso un bianco tovagliolo con un mezzo pane, un bicchiere di vino e una bottiglia piena a metà. Il lavoratore, con le maniche rimboccate, tiene il braccio destro alzato e ad esso poggia la testa coperta da ruvido cappello a falde corte. Lo sguardo dei protagonisti è serio, assorto lontano dalla squallida realtà che li circonda e che fa assumere a quell’ambiente quasi l’aspetto di una prigione, suggerito dalla cancellata a maglie quadre e illuminata dalla luce che penetra dall’esterno a tergo del ragazzo che siede a braccia incrociate. Il lavoro è firmato e datato Giugno 1947.

  5. “Giocatori di carte”. Dipinto a olio, firmato e datato 1950. Si ispira al noto quadro di Cézanne (dall’omonimo titolo, del 1890-92, Parigi, Jeu de Paume) ma è reso con toni meno cupi e drammatici, in aperta campagna e sotto il verde degli alberi. Assai rustica è la robusta tavola del gioco, come pure le panche su cui siedono i quattro giocatori col cappello in testa e il fazzoletto intorno al collo. Prevalgono, nel quadro descritto, le tinte calde arancione tipiche della torrida estate.

  6. “Contadino con vanga e pipa”. Quest’olio raffigura la sagoma eretta ed asciutta del lavoratore dei campi, vista di profilo, col volto rugoso, pipa nella mano sinistra tenuta in prossimità del mento e mano destra saldamente poggiata sulla impugnatura della vanga. Le pennellate rapide punteggiano il fondo del quadro e fanno risaltare bene il profilo del contadino macilento e segaligno. Il lavoro è firmato ma non si legge bene l’anno di esecuzione.

  7. “Accattone”. E’ una figura di uomo scalcagnato che cela il volto doloroso, nascosto come è dietro la chioma della testa abbassata. Tiene fra le mani e in mezzo alle gambe, il cappello rovesciato, sperando che la pietà di qualcuno vi lasci cadere qualche monetina che lo aiuti, in qualche modo, a vivere la sua grama esistenza, mentre egli sta seduto su un ampio sedile a blocchi tufacei. E’ visibile l’indicazione tracciata in rosso a stampatello “R.PINCITORE – 1960”. Questo quadro di forte valenza sociale, certamente sarà una delle ultime opere dell’artista, deceduto dopo una certa sofferenza nel febbraio 1961.

  8. “Gli impiccati”. E’ un soggetto altamente drammatico che conclude l’esistenza pittorica ed umana di Raffaele Pincitore, così sensibile verso i gravi problemi della società, imbarbarita dagli eventi e dal mancato rispetto per gli autentici valori della vita.

La scena è orribile nel suo significato: dei corpi penzolanti sono lì muti testimoni di una follia omicida che nessuna colpa può giustificare, se la Giustizia deve redimere, anziché punire secondo l’antico detto “occhio per occhio e dente per dente”.

     Le prime due vittime, a sinistra guardando, rivelano un’anatomia fatta di spasimi e di torture, suggeriti anche dall’intreccio perverso delle corde che si legano intorno alle braccia disarticolate di quei corpi illividiti e imbrattati di sangue. Raffaele Pincitore, nel dipartirsi da noi, ha voluto lasciarci un segno tangibile del suo animo tormentato, dei suoi personali dolori e di quelli di una intera Umanità dalla quale esula ogni senso di comprensione e di solidarietà, perché abbrutita dal delitto a dalla vendetta!

Tratto da:

Ugo Campisani

Artisti Calabresi

Ottocento e Novecento

Pittori – Scultori – Storia – Opere

Marzo 2005

Luigi Pellegrini Editore

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Ritratto di Ugo Campisani

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“Processione notturna al mare”

con le vedove in lutto

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