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Luca Campano

Abate dell'abbazia della Sambucina (marzo 1193 - giugno 1202).

LUCA CAMPANO,

LA MORTE DI GIOACCHINO

Era il 30 marzo 1222

Mentre si cantava il Sitientes...

...Gli servivo anche la Messa, ammirando tutte le sue abitudini. Infatti quando celebrava alzava più degli altri sacerdoti la mano per benedire l’ostia e faceva gli altri segni e le cerimonie con più dignità. Pur avendo il volto quasi sempre pallido come una foglia morta, al momento della Messa lo mostrava veramente angelico, come notai e chiaramente ricordo. Anzi una volta lo vidi piangere nella Messa durante la lettura della Passione del Signore. Sentii anche dire da lui che non provava mai tanto sollievo per tutto l’anno come nei quindici giorni della Passione; tanto che si rattristava quando volgevano a termine. E appunto per questo forse nel sabato, in cui si canta il Sitientes, (V domenica del Tempo di Quaresima secondo l’antico Ufficio Liturgico – coincidente con il 30 marzo del 1202, ndr) gli fu concesso di ardere del desiderio di morte e, raggiunto il vero sabato, di affrettarsi come cervo alle sorgenti delle acque...

Nell’ inverno in cui morì vi fu anche tale carestia in Sicilia e in Calabria che in molti poveri morivano di fame. Egli con la massima carità soccorreva tutti quelli che poteva e esortava gli altri a fare altrettanto...

Luca, Arcivescovo di Cosenza

È chiamato così in quanto originario di Campagna Marittima, in provincia di Frosinone. È spesso citato non tanto per la sua vita religiosa, ma poiché a lui vengono attribuiti i lavori architettonici di due dei più importanti edifici religiosi della Provincia di Cosenza, il Duomo di Cosenza e l'Abbazia Florense.

Abate dell'Abbazia della Sambucina, e formatosi precedentemente nell'Abbazia di Casamari, qui incontra Gioacchino da Fiore, famoso già come alto predicatore. Rimase molto affascinato dalla figura di Gioacchino, e lo stesso Gioacchino utilizzò Luca Campano come suo "scriba" o amanuense, compito che Luca svolse con molta umiltà. Venne eletto abate della Sambucina il 22 novembre del 1194, e mantenne tale carica per sette anni, dando un forte impulso economico all'Abbazia, grazie anche all'amicizia che lo legava ai Papi Celestino III ed Innocenzo III ed agli Imperatori Federico II ed Enrico IV, che si impegnarono in numerose donazioni verso l'Abbazia. In questi anni si concesse molto nel sviluppare e migliorare il suo maggiore interesse, ovvero l'architettura. Divenne un così abile architetto che quando venne eletto vescovo di Cosenza, poté dare libero sfogo alla sua grande capacità ormai acquisita. A Sambucina diede inizio al rifacimento dell'Abbazia mentre a Cosenza, progettò la sua opera più importante, ovvero il Duomo della città. A lui viene attribuita anche l'edificazione dell'Abbazia Florense. Gli ultimi scavi dell'Abbazia di Iure Vetere ed alcuni scritti, accennano del suo coinvolgimento nell'erezione dell'Abbazia, o per lo meno lo vedono indicato quale "direttore dei lavori" del nuovo archicenobio fatto erigere dopo la morte di Gioacchino da Fiore.

Purtroppo non si hanno notizie certe della sua data di nascita e ne della sua morte, né tanto meno il luogo dove egli perì. Restano solo le sue due grandi opere che ancora oggi si possono ammirare, visitando le città nella quale si trovano

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Nell’anno 1222 il cardinale Niccolò Chiaromonte, Vescovo di Tuscolo e Delegato Apostolico, consacrò il Duomo di Cosenza. Era presente l’imperatore Federico II di Svevia. Sedeva sulla cattedra arcivescovile il monaco scrivano cistercense Luca Campano. La Bolla del Papa Onorio III, che precisa i nomi dei partecipanti al rito di consacrazione (del 30 gennaio dello stesso anno), non dice che Federico II di Svevia donò la preziosa Croce bizantina, o Stauroteca (con un pezzetto della Croce su cui spirò Gesù Cristo), come quella che brillò sul petto del Vescovo bizantino di Napoli San Leonzio (649-653).

…..

Che cosa rimane della Cattedrale medioevale? Rimangono, evidentemente, i tre portali d’ingresso, le ogive che scaricano il peso delle volte sui pilastri, i poderosi contrafforti esterni. Un discorso a parte meritano la tomba, d’età tardo-antica, di Enrico VII e il Mausoleo di Isabella d’Aragona, il quale venne alla luce, casualmente, nel 1891. Il finestrone del frontespizio è anch’esso travisato. Ma è la facciata con rosone, nel lato sinistro di chi sale il Corso Telesio, segnalare che l’antica Cattedrale di Cosenza era disposta ad Oriente, come le chiese bizantine. E bizantine sono, in particolare, la Croce, detta impropriamente di Federico II di Svevia, e la tavola della Madonna del Pilerio.


Vincenzo Napolillo

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...  Alla Sambucina fiorì l'arte calligrafica, particolarmente ad opera del giovano monaco Luca Campano,  nonché uno <<studium artium>>, da cui uscirono insigni protomaestri. L'influenza dei Cistercensi si fece anche sentire nel campo dell'agricoltura, dei commerci, dell'artigianato. Vissero in quel cenobio personaggi di statura storica; ricorderò tra tutti Luca Campano, grande protomaestro, teologo, predicatore della quarta crociata, nonché Gioacchino da Fiore, e, secondo il Marchese (op. cit.) Pietro Lombardo e Francesco Accursio, che vi avrebbero trascorso gli ultimi anni della loro vita e che in quella chiesa badiale avrebbero trovato sepoltura.

     Ma la Sambucina va particolarmente ricordata, perché dalle sue mura prese l'avvia quel largo movimento di latinizzazione, che sul piano religioso fece mutar volto al Regno normanno.

     Un terremoto verificatosi nel 1184 danneggiò grandemente le fabbriche abbaziali,tanto da imporne la ricostruzione; in breve tempo i monaci riedificarono la chiesa ed il convento (1197). Architetto ne fu Luca Campano,e che mirabile dovesse apparire nella sua austera severità la realizzazione della chiesa, è testimone quanto di essa ancora permane.

     Dopo la ricostruzione del 1197 la vita riprese fervida (creazione di S. Angelo in Frigido - 1220); <<tra la fine del XII secolo ed il principio del XIII la Sambucina raggiunse il suo massimo splendore ad opera di un abate che occupa un posto eminente nella storia della Chiesa calabrese, Luca Campano, già monaco di Casamari e più tardi arcivescovo di Cosenza. Nel primo ventennio del XIII secolo i documenti testimoniano un fervore di attività veramente intenso, che lascia arguire il prestigio e la potenza a cui erano giunti i monaci dell'abbazia. Né certo doveva farvi difetto la pietà, se proprio in quegli anni l'abate Bernardo, poi arcivescovo di Cosenza, moriva in concetto di Santità>> (Pratesi - op. cit.) Sostanzialmente, il periodo luminoso della Sambucina è da ascrivere nell'arco di tempo che va dalla fondazione dell'abbazia al 1220. Poi incomincia il rapido inesorabile declino; ne vanno ricercate le cause, come per molti altri cenobi, nell'eccessiva ricchezza alla quale essa era pervenuta, che portò alla decadenza del costume, al conseguente allontanamento della regola nonché all'affievolirsi del fervore spirituale (nel 1218 l'abate Giovanni fu coinvolto in un increscioso episodio; severamente giudicato dal Capitolo Generalizio, quest'ultimo ne decretò l'immediata deposizione). Ma più probabilmente questo declino fu determinato dalla mancanza di uomini capaci di reggere con mano sicura le sorti dell'abbazia. ...

Tratto dal libro:

Luigi Lupinacci

L'abbazia di Santa Maria

della Sabbucina

Rotary Club Cosenza

Filippo Burgarella lectio magistralis su Luca Campano

La parte finale della lectio magistralis del prof. Filippo Burgarella su Luca Campano, tenuta nell'Abbazia della Sambucina a Luzzi il 07/08/29015

Paolo Apa

Pubblicato il 9 ago 2015

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